Vallerotonda

Nel comune di Vallerotonda erano state allestite le postazioni difensive della linea Reinhard. Dall’ottobre del 1943 contingenti tedeschi presidiavano la zona, effettuando rastrellamenti. Per sottrarsi alle retate gli abitanti sfollarono sui monti. Tra costoro i nuclei familiari Bencivenga e Di Mascio, rifugiatisi prima a Cardito e poi a Collelungo, prima in una masseria e poi in una radura. Non partecipano ad attivita antitedesche, ma ai primi di novembre si aggiungono ai profughi (45 persone tra adulti e bambini) 4 soldati italiani sbandati che cercano di raggiungere il Sud, ma sono costretti a fermarsi in zona dai combattimenti. Il giorno prima della strage, il 27 dicembre 1943, il 100° reggimento “Cacciatori delle Alpi” della 5° divisione Alpenjager perde circa un terzo dei suoi effettivi nel tentativo di difendere quota 1.478, poco distante dalla radura in cui si sono rifugiati gli sfollati italiani. Il giorno successivo dalle postazioni tedesche sopraggiunge una pattuglia che circonda i civili italiani e apre il fuoco su di essi. I soldati tedeschi si dispongono in cerchio e sparano indistintamente su tutti, anche donne e bambini. I tre superstiti di questo gruppo si salvano perché sono coperti dai corpi dei familiari uccisi e vengono creduti morti dai tedeschi, i quali poi raggiungono i 4 soldati italiani uccidendoli. In questa fase vengono uccise in tutto 42 persone, 38  civili e i 4 militari sbandati. A questi va aggiunto Carlo Dattilesi, che era sfuggito con altri alla strage perché lontano dalla radura al momento dell’arrivo delle pattuglie tedesche, ma viene poi ucciso a valle da un’altra pattuglia tedesca mentre cerca di fuggire. I soldati non si preoccupano di nascondere i cadaveri ma si limitano a coprirli con alcune frasche e della neve.

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