Nettuno

 

Dati del Comune

Abitanti: 10.118 (1936) – 13.893 (1951). Superficie 71,64 kmq. Città sul mar Tirreno, tra l’Agro Romano e l’Agro Pontino. Comuni confinanti: Anzio, Aprilia (Lt), Latina.

 

La motivazione della decorazione

Per essere stata sede strategica del comando tedesco, per aver subito evacuazioni forzate e rappresaglie, oggetto di bombardamenti che causarono innumerevoli vittime tra la popolazione, per la distruzione quasi totale dell’abitato e per la difficile opera di ricostruzione da parte degli abitanti,

Nettuno è stata insignita della Medaglia d’oro al merito civile:

Città strategicamente fondamentale per il comando tedesco, impegnato a bloccare lo sbarco degli anglo-americani, fu sottoposta, all’indomani dell’armistizio, a dure evacuazioni e a feroci rastrellamenti e rappresaglie, dando prova di numerosi episodi di resistenza all’oppressore. Oggetto di continui e violentissimi bombardamenti, subiva numerosissime vittime civili e la quasi totale distruzione dell’abitato e del patrimonio agrario. I sopravvissuti seppero resistere, con fierissimo contegno, alle più dure sofferenze della guerra ed affrontare, col ritorno alla pace, la difficile opera di ricostruzione morale e materiale. Nettuno (Rm) 1943-1944

 

Le vicende belliche e resistenziali

Il 19 settembre 1943, dopo la proclamazione dell’armistizio, i tedeschi occuparono Nettunia  e ne decretarono lo sgombero forzato. L’esodo iniziò con l’ordine di sfollamento del 23 settembre, ribadito il 2 e il 12 ottobre con la pena di morte per chi non si fosse allontanato di almeno cinque chilometri dalla costa.

Migliaia di nettunensi si sparsero così nelle campagne circostanti, mentre buona parte di essi si accampò nella pineta della Campana riparandosi tra le pareti dei baraccamenti abbandonati dalla milizia fascista fuori della caserma di Santa Barbara.

Per impedire ogni via di accesso alla città, i tedeschi fecero esplodere numerose mine collocate lungo il litorale.

L’episodio storico più significativo di Nettuno fu l’attuazione dello sbarco deciso dal comando alleato, descritto nella scheda dedicata ad Anzio.

Terminata la guerra, i profughi rientrarono in città, iniziando quindi le opere di ricostruzione.

L’American Cemetery and Memorial, realizzato da alcuni architetti statunitensi, sorse come cimitero temporaneo di guerra, due giorni dopo lo sbarco alleato e divenne cimitero permanente nel 1956. Vi sono sepolti, oltre ai caduti americani dello sbarco e della testa di ponte, anche quelli della campagna di Sicilia, dello sbarco di Salerno e della successiva avanzata verso nord. Cimitero e sacrario sono situati in mezzo a grandi giardini che occupano un’estensione di 35 ettari, dove sono seppelliti 7.862 militari.

Nel sacrario vi è il monumento simbolico “Fratelli in Armi”, che raffigura un soldato e un marinaio statunitensi, a torso nudo, ognuno con un braccio sulla spalla dell’altro. Nelle sale vi sono gli affreschi di tre mappe che illustrano: L’occupazione della Sicilia, La strategia delle incursioni aeree e La campagna Napoli-Foggia. Un’altra mappa rappresenta lo sbarco ad Anzio-Nettuno e la liberazione di Roma.

In 490 tombe sono raccolte le spoglie dei soldati che non poterono essere identificati.

Nelle bianche mura di marmo della cappella ci sono i nomi di 3.094 dispersi.

Nei pressi vi è il Cimitero militare britannico e altri luoghi simili che rappresentano le vicende della guerra. Tra questi il Monumento alla pace, situato vicino al mare, al confine tra Anzio e Nettuno, in tal modo accomunate dalle atrocità del conflitto mondiale. Rappresenta la testa di un guerriero, chiusa per sempre sotto un gigantesco elmo di ferro, dal quale spuntano due grandi occhi fissi sul mare.

L’opera è stata realizzata dall’architetto Amerigo Tot su un bunker tedesco, utilizzando i rottami raccolti sul campo di battaglia.

Nel Museo dello sbarco alleato (al Forte Sangallo), istituito a perenne ricordo dei tragici avvenimenti del 1944, sono esposte, tra l’altro, numerose fotografie d’epoca, uniformi, elmetti di varia nazionalità e materiale bellico, parte del quale è stato rinvenuto dai cittadini di Anzio e Nettuno nelle loro proprietà sottoposte, per ben quattro mesi, ai combattimenti che fecero seguito allo sbarco.

Il Museo offre inoltre ai visitatori la consultazione di una collezione di volumi storici, tra i quali l’inedito “Diario del generale Lucas”, comandante del corpo di sbarco alleato, ingiustamente sostituito a Nettuno il 22 febbraio 1944 e successivamente riabilitato in sede di revisione storica.

 

Bibliografia

La grande enciclopedia della tua regione. Il Lazio (35), pp.86-94

Nettuno.it, Museo dello sbarco

Wikipedia, ad nomen

Dizionario storico biografico del Lazio (cit.), ad nomen

Wikipedia, Cimitero americano di Nettuno.

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