Poggio Bustone

Dati del Comune

Abitanti: 2.143 (1936) – 2.378 (1951). Superficie 22,38 kmq. Altitudine 756 m. slm. Comuni confinanti: Leonessa, Cantalice, Rieti, Rivodutri.

La motivazione della decorazione

In ogni caso, il Comune di Poggio Bustone è Medaglia d’argento al valor Militare “per i sacrifici della popolazione e per la sua attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale”.

 

Le vicende belliche e resistenziali

Tutto iniziò con la “spedizione fascista” del 10 marzo 1944, decisa dal prefetto Di Marsciano, il cui comando fu affidato al questore Pannaria e al capo della Milizia Tandurra, con circa 200 uomini tra coscritti, militi del Battaglione O.P., agenti, qualche carabiniere e un reparto di soldati, “con ordine di arrestare i renitenti la leva e di sparare su chiunque avesse tentato di fuggire”.

La causa immediata dell’azione andava ricercata nel fatto che nella notte del 9 marzo una banda partigiana aveva assalito il presidio dei Carabinieri di Cantalice; invece di effettuare l’operazione  a Cantalice si effettuò a Poggio Bustone ritenendo che molti “ribelli” provenissero da Poggio.

In ogni caso l’operazione, effettuata in autonomia, doveva dimostrare ai camerati tedeschi l’efficienza dei reparti del nuovo regime.

Circondato il paese, alcuni giovani tentarono di fuggire: tre furono trucidati e cinque rimasero feriti. Il rastrellamento venne effettuato con estrema violenza, causando saccheggi e danneggiamenti.

Dopo alcune ore 24 partigiani della “brigata Gramsci”, capeggiati da Emo Battisti, scesero in paese, sorprendendo i repubblichini. Il questore Pannaria e altri sette uomini si rifugiarono in una casa ma, fatti oggetto di un attacco con bombe a mano, uscirono dall’abitazione e vennero uccisi. Non è stato mai accertato se siano stati uccisi con le armi in pugno o mentre fuggivano. Oltre alle vittime, risultarono dispersi quattro militi, mentre tutti gli automezzi furono dati alle fiamme. Quattro elementi della Gramsci rimasero uccisi nello scontro.

L’allarme venne dato ai vari comandi di Rieti e Di Marsciano concepì subito propositi di vendetta quando i repubblichini raggiunsero Poggio Bustone per recuperare i corpi di commilitoni, ma i partigiani avevano già raggiunto le montagne: il paese venne allora circondato anche con mezzi corazzati e dato alle fiamme.

Gli uomini validi vennero rastrellati, portati a Rieti o a Cinecittà per essere poi utilizzati come forza lavoro; le donne, i bambini e gli anziani, spogliati di ogni avere, furono costretti a rifugiarsi nelle località vicine. Solamente nel giugno, quando il paese venne liberato, la popolazione potè rientrare in paese ed iniziare l’opera di ricostruzione.

Alla fine di marzo del 1944 venne approntata la rappresaglia, la “Grande Operazione di Polizia”, stavolta con l’appoggio delle forze tedesche, che coinvolse vasta parte del territorio: Leonessa e Poggio Mirteto, oltre a varie località, compreso Poggio Bustone.

Durante un’azione, la sera del 1° aprile cadde il poggese Emo Battisti, che aveva partecipato all’assalto dei fascisti il 10 marzo. Battisti è decorato di Medaglia d’oro al valor militare.

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Secondo il “Comitato Pro 70° Anniversario della RSI di Rieti”, il 10 marzo i soldati repubblicani “giunti in paese per un’opera di dissuasione contro la renitenza alla leva, avevano terminato il loro compito e sostavano per il paese quando sopravvenne l’attacco partigiano che effettuò la caccia all’uomo; quelli che non riuscirono a fuggire vennero uccisi dopo che si erano arresi”.

 

Bibliografia

La grande  enciclopedia della tua regione. Il Lazio (39), p.168

A.Cipolloni, La guerra in Sabina dall’8 settembre 1943 al 12 giugno 1944, (cit.), pp.101-120

Il Giornale di Rieti on line 9.3.2014

Termometro Politico 9.3.2007

AA.vv., Enciclopedia dell’antifascismo e della resistenza, (cit.), vol. IV, p.654

Wikipedia, ad nomen

 

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