Ponza

 

Dati del Comune

Abitanti: 6.457 (1936) – 4.832 (1951). Superficie 10,16 Kmq. Altitudine max 280 m. slm. La maggiore delle Isole Ponziane, il cui arcipelago comprende anche Gavi, Zannone, Palmarola, Ventotene e Santo Stefano.

 

La motivazione della decorazione

Medaglia d’oro al v.m. è il tenente dei bersaglieri Mario Musco, nato a Ponza nel 1912 e caduto in Albania il 26.11.1940.

 

Le vicende belliche e resistenziali

Dopo la proclamazione nel novembre 1926 delle leggi eccezionali, che comportò l’abolizione dei partiti e dei loro giornali, i sindacati e l’istituzione del Tribunale speciale per la difesa dello stato, Ponza venne scelta dal governo fascista come luogo di confino per i detenuti politici, inclusi esponenti slavi e greci, ras etiopici ed indipendestisti libici. La colonia iniziò a funzionare il 29.7.1928: nel 1930 i confinati erano 250 e nel 1935 erano 425; il corpo delle guardie carcerarie arrivò a più di 300 militi.

A Ponza furono concentrati gli antifascisti  più pericolosi, come i comunisti Umberto Terracini, Camilla Ravera, Pietro Secchia, Giorgio Amendola e Girolamo Li Causi, i socialisti come Alessandro Pertini e i giellisti Ernesto Rossi e Riccardo Bauer.

I prigionieri che avevano inoltrato la domanda di grazia (i cosiddetti manciuriani) venivano emarginati dagli altri politici e costretti, soprattutto nei primi anni, nei cosiddetti cameroni dell’ex bagno penale, già conosciuti da Nicotera e Pisacane, umidi e dal soffitto pioveva l’acqua piovana; essi erano estremamente malsani per assenza di disinfettante e per essere contigui alle maleodoranti latrine.

Solamente l’umanità dei ponzesi rese meno duro l’esilio ed i confinati spesso ricambiavano apportando all’isola la cultura che in quegli anni deficitava. Tale linea non potè non incontrare l’ostilità del regime che intervenne nell’intento di spezzare lo spirito di solidarietà che animava queste attività sia sociali e in parte commerciali. Ecco quindi motivato, anche se conferito dopo molti anni, l’Attestato di Benemerenza Pubblica concesso a Ponza.

Come in altri luoghi di detenzione i comunisti si organizzarono per sopperire alle necessità pratiche come un fondo comune delle 5 lire assegnate dal sussidio governativo e la gestione di uno spaccio alimentare rifornito dagli (esosi) fornitori locali e una mensa.

Lo studio individuale e collettivo, organizzato con cicli di studio su argomenti storici, economici e politici – rivolti anche per agevolare i compagni meno preparati – assorbiva gran parte del loro tempo. Il materiale era fornito da un reparto clandestino della biblioteca ed inoltre articoli e documenti provenivano clandestinamente importati nell’isola dal partito. Anche la corrispondenza, pur essendo oggetto di rigorosa censura, riusciva ad essere scambiata in modo regolare.

A Ponza i confinati comunisti organizzarono un collettivo molto efficiente a struttura piramidale di gestione che faceva capo al Comitato direttivo. Tale rigido verticismo generò dei dissensi politici, soprattutto tra i seguaci di Amedeo Bordiga, espulso dal Partito nel 1930 – che anche dopo la sua liberazione ritornava inopportunamente nell’isola – e i comunisti ortodossi che si ispiravano alla Terza Internazionale guidata da Palmiro Togliatti direttamente da Mosca.                                                     Nell’isola, con la presenza di un agguerrito nucleo politico antifascista, avvennero numerose rivendicazioni, duramente represse dalla Direzione con deferimenti all’autorità giudiziaria e con trasferimenti in altre colonie. Così avvenne nel 1931 a seguito del dimezzamento del sussidio, ma le manifestazioni più eclatanti si ebbero soprattutto nel settembre 1934 quando, per una presunta minaccia di far esplodere, da parte dei comunisti, ordigni a scopo terroristico, vi fu il pretesto per un ulteriore irrigidimento verso tale gruppo. La repressione poliziesca, articolata per gradi successivi, tendeva a distruggere la struttura dell’organizzazione comunista, portando così all’arresto di 250 confinati trasferiti nel carcere napoletano di Poggioreale.

Durante la celebrazione del relativo processo, caratterizzato da dichiarazioni di antifascismo da parte degli imputati, fu più agevole da parte della Direzione di Ponza requisire lo spaccio e di annullare l’attività della biblioteca.

Nella prima metà del luglio 1939 la colonia fu soppressa e i confinati vennero trasferiti a Ventotene, mentre nel 1942 vennero inviati a Ponza prigionieri di guerra greci, albanesi e jugoslavi.

Nel 1943, dopo la caduta del fascismo, per ironia della sorte, Mussolini venne condotto prigioniero proprio a Ponza, dove restò dal 28 luglio al 7 agosto.

Tre giorni prima era avvenuto l’affondamento del piroscafo Santa Lucia, “il tram di Ponza” che effettuava servizio passeggeri e postale tra le Pontine e Gaeta. Partito da Ponza e con a bordo per lo più abitanti di Ponza, l’equipaggio e del personale militare in congedo temporaneo, a circa due miglia da Ventotene, venne colpito, dopo un mitragliamento che causò alcuni danni, da un siluro lanciato da uno dei Beaufighter britannici: la Santa Lucia si spezzò in due tronconi e sprofondò velocemente. I soccorritori recuperarono solo cinque superstiti; tra questi anche il comandante che però morì due giorni dopo. Le cifre sono discordanti circa il numero complessivo delle vittime: esse oscillano tra 64 e 106, a seconda delle fonti.

Sull’attacco al piroscafo si diffuse la leggenda che gli Alleati avessero avuto un’informazione che Benito Mussolini si sarebbe recato a Ventotene sul Santa Lucia, ma in realtà, come accennato in precedenza, il duce fu portato a Ponza nella notte del 28 luglio.

 

La memoria

  • Museo del Santa Lucia
  • Targa di bronzo dedicata a Mario Musco

 

Bibliografia

Wikipedia, ad nomen

Comune di Ponza, Sito istituzionale

Enciclopedia dell’antifascismo e della Resistenza (cit.) pp. 697-700

Storia del XXI secolo, Al confino di Ponza

Parole, simboli e segni della Memoria, Provincia di Latina 2014, p.263

S.E.Manias, “Gli angeli di Ponza”, in G.L.Campagna, 33 scatti nella storia (cit.), pp.112-124

Dizionario storico biografico del Lazio (cit.), ad nomen

P.Nenni, Taccuino 1942, Mondadori, Milano 1967, p.201 e frontespizio.

 

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