Roma

Il 23 marzo 1944 un attacco effettuato dal GAP centrale di Roma Via Rasella causa la morte di 33 soldati di un battaglione di polizia delle SS e di due civili. Il fuoco di reazione delle truppe tedesche uccide due civili italiani. Come rappresaglia, il comando della XIV armata decide di far fucilare al comando della polizia tedesca a Roma, agli ordini del tenente colonnello delle SS Herbert Kappler, 10 italiani per ogni tedesco ucciso. Le vittime vengono prese tra le persone rinchiuse nei carceri tedeschi di Via Tasso e Regina Coeli (terzo braccio), e nella sezione italiana del carcere di Regina Coeli a disposizione della questura. La lista delle vittime viene stilata a partire dalla notte tra il 23 ed il 24 marzo, mentre alcune delle vittime, principalmente ebree, vengono arrestate ancora la mattina del 24. Nel primo pomeriggio del 24 le vittime vengono fatte uscire dal carcere di Regina Coeli e vengono caricate su camion che le portano nella località prescelta, una cava di tufo sulla Via Ardeatina. Le vittime, a gruppi di cinque, vengono fatte scendere dai camion e fatte entrare nelle grotte dove vengono uccise con un colpo alla nuca. La strage continua fino a tarda serata. Vengono fucilate 335 persone invece di 330 per un errore materiale nella compilazione delle liste. Concluse le fucilazioni, l’ingresso della cava viene fatto crollare con l’esplosivo. (Atlante). Tra gli uccisi vi è gente di ogni estrazione e condizione: militari ed ebrei, antifascisti e delinquenti comuni, intellettuali e popolani, persone rastrellate a caso. Tra gli altri i colonnelli Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo e Giorgio Ercolani e il diplomatico Filippo de Grenet del Fronte militare clandestine, i generali Dardano Fenulli di cavalleria, protagonista della difesa di Roma, Roberto Lordi e Sabato Martelli Castaldi dell’aeronautica, direttori del polverificio Stacchini, il colonnello Giovanni Frignani, il maggiore Ugo De Carolis e il capitano Raffaele Aversa, del raggruppamento  clandestino dei carabinieri, i capitani Manfredi Azzarita e Renato Villoresi del gruppo militare Fossi, gli avvocati Placido Martini e Carlo Zaccagnini e il capitano d’artiglieria Mario Magri dell’Unione nazionale per la democrazia, il tenente Maurizio Giglio – collaboratore della 5^ armata americana – e il suo collaboratore Luigi Mastrogiacomo, il prete don Pietro Pappagallo, Pilo Albertelli, comandante delle squadre partigiane del PdA con Ugo Baglivo, Elio Bernabei, Bruno Bucci, Armando Bussi, Vittorio Buttaroni, Salvatore Canalis, Enrico Ferola, Giorgio Giorgi, Umbero Grani, Cesare Leonelli, Enrico Mancini, Italo Pula Bruno Rodella, Vincenzo Saccotelli delle stesse formazioni di Giustizia e Libertà, Giuseppe Lo Presti, comandante dei quartieri Appio, Esquilino e Prenestino del Psiup, Ferdinando Agnini, dell’Associazione rivoluzionaria degli studenti, Marcello Bucchi, della banda Fulvi-Mosconi, Romualdo Chiesa, dei cattolici-comunisti, Gioacchino Gesmundo del Pci. (Guida, 541)

 

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