Vicovaro

 

Dati del Comune

Abitanti: 3.084 (1936) – 3.464 (1951). Superficie 35,94 kmq. Altitudine 300 m. slm. sulle propagini dei monti Lucretili. Comuni confinanti: Castel Madama, Mandela, Roccagiovine, Sambuci, San Polo dei Cavalieri, Saracinesco, Tivoli.

La motivazione della decorazione

Vicovaro è insignita della Medaglia d’argento al merito civile:

Piccolo centro, occupato dalle truppe tedesche in ritirata, veniva sottoposto a violente razzie e efferate rappresaglie che provocarono numerose vittime civili. La cittadinanza sopportava con coraggio e dignitosa fierezza le violenze naziste rendendosi protagonista di vari episodi di solidarietà e di resistenza all’oppressore. Vicovaro (Rm), 1943-1944.

 

Le vicende belliche e resistenziali

Il 7 novembre 1943 furono catturati a Vicovaro una decina di antifascisti, accusati di aver distribuito della stampa clandestina e di aver duramente criticato la Repubblica sociale.

Essi furono dapprima torturati dentro il palazzo Cenci-Bolognetti, furono condotti a Roma e rinchiusi a Regina Coeli.

Tra questi vi era Riccardo Di Giuseppe. Perso il lavoro lo obbligarono a giurare fedeltà al regime fascista per ottenere di nuovo il posto di lavoro. Considerato “sovversivo” fu costretto ad emigrare in Francia dove si unì ad altri antifascisti. Alla caduta del fascismo tornò a Vicovaro ma con l’armistizio fu costretto a vivere in clandestinità, fino al giorno in cui venne catturato. Condotto a Regina Coeli e ripetute volte nel carcere nazista di via Tasso, venne ridotto ad una larva di uomo. Processato dal Tribunale militare tedesco, venne fucilato il 22 novembre 1943 a Forte Bravetta.

Il 5 giugno 1944, un piccolo presidio tedesco in ritirata si era accampato in un cascinale nei pressi di Villa Spada in contrada San Vito. Alla sera, una pattuglia intenta a razziare del cibo, avvistò dei cavalli e degli asini, utili per il trasporto di armi e bagagli per proseguire la marcia, ma alcuni pastori spararono dei colpi in aria per allontanare i soldati tedeschi. Colti di sorpresa, la formazione scappò e riferì l’accaduto al comandante che ordinò un rastrellamento che portò alla cattura di tre contadini ignari intenti a lavorare. Essi furono condotti a Villa Spada, fu ordinato loro di scavarsi la fossa e vennero uccisi a colpi di mitra.

Due giorni dopo, la sera del 7 giugno, in attesa dell’imminente arrivo degli Alleati, gli esecutori dell’eccidio di Villa Spada erano scappati, lasciando un gruppo di guastatori con l’ordine di far saltare i ponti sulle strade e sulla ferrovia per rallentare il passaggio delle truppe alleate. Intanto le ultime pattuglie in ritirata, provenienti dalla vicina Castel Madama attraversavano il territorio di Vicovaro. Alle 19.00 un gruppo di tedeschi, senza alcuna plausibile motivazione, uccise in località Pratarelle, senza distinzione e età e sesso  ventotto civili e un nascituro.

Altre persone, alcune delle quali gravemente ferite, sopravvissero alla strage.

 

Bibliografia

La grande enciclopedia della tua regione. Il Lazio (62), pp.292-94

  1. Panimolle, La Resistenza nell’Alta valle dell’Aniene, Ristampa anastatica 2010, pp.125-139

Sito Aniene Resistenza, Rete per la Storia e la Memoria della Resistenza nella Valle dell’Aniene

Vicovaro 2000. Rete civica e d’informazione

Wikipedia, ad nomen

Dizionario storico biografico del Lazio (cit.), ad nomen.

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