Intreccialagli Mario

Nato a Montecompatri il 2 aprile 1922-caduto a Roma, il 24 marzo 1944, alle Fosse Ardeatine. Figlio di Costantino e Agnese Mevi. Di mestiere calzolaio, aderisce al Partito d’Azione e diventa capo di una delle tre squadre operanti nel quartiere Vittorie, da cui dipende il deposito di armi in via della Giuliana 35, presso Franco Antinucci. Infatti tra le attività principali svolte da Mario, oltre alla diffusione di materiali di propaganda, vi è soprattutto il trasporto di armi e munizioni. Il 21 marzo, per una delazione, viene arrestato in via Carlo Mirabello, al Flaminio e condotto prima alla Pensione Oltremare in via Principe Amedeo, poi a Regina Coeli, dove viene sottoposto a violenze e torture cui però non cede. Quattro giorni dopo il suo arresto, in seguito all’azione partigiana di via Rasella, viene iscritto nell’elenco dei condannati a morte per rappresaglia e trucidato alle Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944 poco più che ventenne. Oggi riposa nel Mausoleo nel sacello 166. «Fu portato in via Principe Amedeo, fu torturato a lungo perché parlasse, perché rivelasse nomi e fatti, ma Egli tacque, nonostante sofferenze atroci. I suoi compagni di fede e di lotta furono da lui salvati a costo della sua vita, immolata alle Cave Ardeatine [Giustizia e Libertà]». A Roma è ricordato insieme agli altri martiri delle Fosse Ardeatine aderenti a Giustizia e Libertà in piazza Pia. La sua Montecompatri lo ricorda con una via e con un’epigrafe dedica, accanto alla memoria dell’altro castellano deceduto alle Ardeatine Placido Martini.

Mogavero, 2016, p. 253; Mogavero, Biografico, vol.II, pp. 1040; scheda ANPI provinciale Lazio 4773; D. Conti, p. 75

 

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