Leonelli Cesare

Nato a Campagnano Romano (Roma) il 14 agosto 1906- caduto a Roma il 24 marzo 1944, alle Fosse Ardeatine. Avvocato, figlio di Gregorio e Rosa Capuani, nasce a Campagnano Romano, nei pressi del lago di Bracciano, ma si trasferisce presto a Roma, nel quartiere Prati. Membro attivo del Partito d’Azione, diventa capo settore politico di zona occupandosi dell’organizzazione militare e della diffusione di stampa e materiali di propaganda. Il suo appartamento in via Tibullo 11 diventa così il centro delle attività clandestine del Partito in Prati ed è proprio qui che Cesare viene arrestato insieme al compagno Vincenzo Saccottelli, la notte del 2 marzo 1944. Picchiato e malmenato da sei uomini della Banda Koch di fronte agli occhi della moglie, della cognata e del figlio ancora bambino, Cesare viene portato insieme a Vincenzo alla pensione Oltremare in via Principe Amedeo dove, nonostante le torture che subisce, non rivela nessuna informazione sui compagni e la sua organizzazione. Portato al VII braccio di Regina Coeli, è in attesa di essere scarcerato, quando in seguito all’azione partigiana di via Rasella, viene inserito insieme al compagno Saccottelli nella lista Kappler, prelevato dal carcere e ucciso alle Fosse Ardeatine. Muore all’età di 38 anni. Le spoglie di Cesare riposano al Mausoleo delle Fosse Ardeatine nel sacello 186. La sua Campagnano lo ricorda dedicandogli la piazza del municipio, una lapide apposta nel 2008, e il nome della scuola media. A Roma è ricordato insieme agli altri martiri di Giustizia e Libertà caduti alle Fosse Ardeatine agli Archi di Porta Pia. «Cadde anch’egli nella strage delle Fosse Ardeatine il 24 marzo.
Lavoratore coscienzioso e instancabile si dedicò alla sua professione di avvocato, perché in essa vedeva il mezzo per il trionfo della giustizia in difesa degli oppressi contro gli oppressori. Partecipò alla lotta clandestina col Partito d’Azione, divenne capo-zona di Prati e la sua casa in via Tibullo fu un centro dell’attività del Partito; si dedicò all’organizzazione militare e alla distribuzione della stampa, trascurando persino la sua professione.
Fu arrestato la notte del 7 marzo col compagno Saccotelli che egli ospitava. Torturalo per vari giorni non rivelò un nome né un fatto. Credeva di uscire dalla triste prigione per tornare a casa e riprendere la lotta; ne usci per essere portato alle Cave tristemente famose, con gli altri Martiri» [Giustizia e Libertà].

Davide Conti, p. 75; Biografico Lazio, vol. II, p. 1103 (Mogavero); Mogavero 2012, p. 258.

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