Galafati Angelo

 

Angelo Galafati nato il 31 agosto 1897, a Civitella d’Agliano (Viterbo)nel, da Giuseppe e Maria Pettinelli-caduto a Roma il 24 marzo 1944, alle Fosse Ardeatine. Richiamato al fronte per combattere durante la Prima guerra mondiale, riceve la medaglia d’argento al valor militare per aver continuato ad affrontare il nemico nonostante le gravi ustioni riportate durante uno scontro. Nelle trincee, Angelo consolida la sua fede negli ideali socialisti cui rimane fedele anche al suo ritorno a Civitella d’Agliano. Si rifiuta di aderire al Partito nazionale fascista e nel 1923, si espone in prima persona prendendo le difese di un ragazzino schiaffeggiato da un fascista locale perché portava un garofano all’occhiello. In risposta a tale affronto, giunge una squadra di camicie nere da Viterbo che lo “oltraggiano e malmenano” violentemente nella piazza del paese. Gli agrari del paese lo ostracizzano lasciandolo senza lavoro. Padre di 6 figli, decide di emigrare con tutta la famiglia a Roma, in via Fortebraccio 25. Come eroe di guerra viene spesso invitato alle manifestazioni organizzate dalla Casa del Fascio di via Teramo, ma ogni volta declina. Sorvegliato speciale della milizia, disoccupato per motivi politici, si adatta a lavorare come “pontarolo”, ovvero come installatore di impalcature in legno. Dopo il 25 luglio 1943, Angelo aderisce insieme ad altri compaesani all’organizzazione partigiana del Movimento comunista d’Italia-Bandiera Rossa entrando in azione nelle borgate di Primavalle e Forte Boccea insieme alla “banda Demetrio”, composta dagli antifascisti di zona e da una trentina di soldati sovietici ex prigionieri, evasi dal campo di concentramento di Monterotondo. Con loro, Angelo svolge attività di propaganda, prende parte ad azioni di vario genere, anche se il suo compito principale è quello di nascondere i militari disertori e i soldati alleati che, dopo l’8 settembre 1943, fuggono dai campi di prigionia con l’obbiettivo di attraversare le linee nemiche verso sud e ricongiungersi alle forze alleate. Anche nel suo quartiere di residenza, il Pigneto, si crea una fitta rete di solidarietà e diverse famiglie accettano di nascondere i soldati, rischiando la vita. Viene arrestato il 13 marzo 1944 per delazione, durante una retata a via Fortebraccio insieme ai militari stranieri ospitati nelle case del quartiere. Galafati è portato a Regina Coeli e rinchiuso nel III braccio nella cella 256, insieme a quattro prigionieri russi, un belga e un francese ospiti nella sua abitazione, per uscirne solo il 24 marzo, giorno in cui verrà fucilato per rappresaglia alle Fosse Ardeatine. Muore all’età di 46 anni. Riposa nel sacello 332 del Mausoleo. A Roma è ricordato con una lapide in via Fortebraccio 25, dove abitava e dal 2008 anche con un pannello che ne illustra la biografia nell’ambito del progetto “La storia nelle strade. Pigneto ʼ44” curato dall’associazione S.n.i.a. Inoltre il suo nome è iscritto sulla lapide posta in piazzale Prenestino tra i “Caduti per la libertà” e dal 2015 portano il suo nome i giardini di fronte alla scuola dell’infanzia Enrico. Insignito della Medaglia d’argento al valor militare nella Prima guerra mondiale: “Semi accecato e gravemente ustionato, dopo aver messo in funzione le apparecchiature di neutralizzazione dei gas, per cinque ore bombardava il nemico e ne rompeva l’accerchiamento quando, per l’aggravarsi delle ustioni, venne ricoverato in medicheria. Monte Asolone, 15 giungo 1918”.

Ascarelli 1992, p. 178; scheda carceraria di Regina Coeli; sito Anfim; MSL scheda n.429, brogliaccio di Regina Coeli; Anfim, archivio, fascicolo nominale; Mogavero 2002, p. 195; Mogavero, 2012, pp. 234-5; 342-3; Biografico, Mogavero, Vol. II, p. 887; “La storia nelle strade – Pigneto ‘44 Ribelli!”; La Bella, Mecarolo, Amadori, pp. 123-27.

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